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venerdì 15 settembre 2017

Trame e opinioni: L'angelo caduto di Daniel Silva

Titolo: L'angelo caduto
Autore: Daniel Silva
Casa editrice: Beat Bestseller
Pag.: 413
Costo: 9,90

















Trama
Da ventisette anni il sacerdote Niccolò Moretti varca le porte della Basilica di San Pietro, si genuflette di fronte alla Confessione e sale sull'impalcatura che avvolge il baldacchino del Bernini. Sta per iniziare il restauro in vista della Quaresima quando nota qualcosa disteso a terra e, mentre scende a vedere, si accorge che non è un uccello con un'ala rotta o una sciarpa dimenticata da qualche turista, come aveva pensato. È il cadavere di una donna. Pochi minuti dopo il Vaticano ha già contattato una persona fidata capace di sbrogliare quel mistero rapidamente e senza destare scalpore: Gabriel Allon, restauratore e imprendibile spia del nucleo più segreto dei servizi israeliani. Scampato per miracolo all'ultima missione, Allon si trova già a Roma per presenziare ai lavori di restauro della Deposizione di Cristo di Caravaggio e non ci mette molto ad accorrere nel luogo dell'incidente. Secondo gli inquirenti, la vittima, Claudia Andreatti, si sarebbe suicidata buttandosi di sotto dall'impalcatura del baldacchino, ma a Gabriel i conti non tornano: perché una studiosa giovane e affermata che ogni giorno lui incontrava sorridente avrebbe dovuto togliersi la vita? E, inoltre, perché l'avrebbe fatto nell'unico momento in cui le telecamere di sicurezza erano spente? Seguendo il misterioso invito di monsignor Luigi Donati, l'enigmatico segretario privato di papa Paolo VII, la spia israeliana accetta di non collaborare con la polizia ma inizia un'indagine solitaria.


Il commento di Iaia

Questa serie che ha per protagonista la spia israeliana Gabriel Allon, mi piace moltissimo.
Il piacere della lettura è dovuta sia per l'intreccio, ma soprattutto per l'esposizione che è accattivante. I dialoghi sono serrati, concisi e semplici. Il mondo spionistico, visto dal punto di vista di Israele, spiega anche perché gli ebrei sono così attaccati alla loro terra.
In questo episodio tutto parte dal ritrovamento di un corpo di una donna all'interno della Basilica di S.Pietro in Vaticano. In un primo momento sembra un suicidio, ma subito dopo si capisce che la persona riversa a terra è stata uccisa. Le indagini vengono affidate a Gabriel Allon, che si trovava nella Basilica per restaurare un quadro del Caravaggio. 
Chi gli dà l'incarico è il segretario del Papa.
Da qui, come sempre, si parte da una cosa molto semplice e si va a finire su argomenti pericolosi e tragici.
Questo thriller mi è piaciuto in modo particolare e lo valuto con il massimo punteggio, perché il contenuto mi ha coinvolto molto di più rispetto ai precedenti.
Chi ama questo genere, troverà in questo episodio tutti gli ingredienti per rendere la lettura avvincente.


Qui trovate le recensioni della serie Gabriel Allon
#La spia inglese n.15 - recensione
#Il caso Rembrandt n.10 - recensione
#Il caso Caravaggio n.14 - recensione
#Le regole di Mosca n.8 - recensione
#Il restauratore n.1 - recensione
#L'inglese n.2 - recensione
#Il disertore n.9 - recensione
#The messenger. Terrore al Vaticano n.6 - recensione
#L'angelo caduto n.12


sabato 1 aprile 2017

Trame e opinioni: Le regole di Mosca di Daniel Silva

Titolo: Le regole di Mosca
Autore: Daniel Silva
Casa editrice: Beat
Pag.: 416
Costo: 6,90















Trama
Gabriel Allon è seduto su uno dei blocchi di cemento armato che nel cuore di San Pietro proteggono l'obelisco egizio, quando Boris Ostrovskij compare in fondo alla piazza. Allon si alza e si lascia risucchiare da una folla di allegri pellegrini polacchi fin nell'atrio della Basilica. È in piedi davanti all'altare papale quando Ostrovskij entra dal portico. Il russo punta verso la cappella della Pietà. Quando Gabriel Allon finalmente lo raggiunge, il russo è in ginocchio davanti al basamento, il volto sollevato verso il soffitto, gli occhi fuori dalle orbite, i lineamenti della faccia irrigiditi in un'espressione di puro terrore, le mani serrate intorno alla gola. Ad Allon non resta che allontanarsi di gran carriera. È il restauratore più amato del Vaticano, come potrebbe giustificare la sua presenza lì, accanto al cadavere di un russo assassinato probabilmente con una letale dose di veleno? Come potrebbe svelare che lui è in realtà il miglior agente segreto di Israele? E che il russo è un libero giornalista di un settimanale di inchiesta sulle tracce di Ivan Borisovic Charkov, ex Quinta direzione generale del KGB, capo di un gigantesco impero finanziario? "Le regole di Mosca" ci offre un ritratto incomparabile della Nuova Russia e della sua capitale, una città in cui tutto sembra ancora ruotare attorno al primo principio della dottrina di Stalin: la morte risolve tutti i problemi. Niente uomini, niente problemi.


Il commento di Iaia

Gabriel Allon ha un progetto. Sventare l'organizzazione russa capeggiata da Ivan Charko il cui scopo è diventare sempre più ricco, vendendo armi a chiunque sia in grado di comprarle. Non importa la quantità di vittime innocenti che possa derivare da queste trattative, l'essenziale è essere miliardari. Come al solito la spia di Israele, insieme ad un piccolo manipolo di colleghi, anche di nazionalità diversa dalla sua, prepara un piano per far cadere nella loro rete l'oligarca russo.
Questo autore ha la capacità di stupirmi ogni volta. Il suo modo di scrivere ti avvince, è diretto, ogni frase ha un suo perché, è ironico, a volte divertente, e con poche parole tratteggia i personaggi mettendo in risalto le caratteristiche di ognuno. E' abile a far capire la nazionalità delle varie spie che compongono il gruppo e lo fa con garbo, anche con una leggera canzonatura, rivelando al lettore i difetti tipici delle loro origini.
Anche questa storia spy mi ha caricato di adrenalina e solo alla fine mi sono rilassata, trovando il posto di ogni tessera di questo puzzle ben congegnato.
Se vi piace questo genere, non potete non leggere questo autore.

Qui trovate le recensioni della serie Gabriel Allon
#La spia inglese n.15 - recensione
#Il caso Rembrandt n.10 - recensione
#Il caso Caravaggio n.14 - recensione
#Le regole di Mosca n. 8

martedì 11 ottobre 2016

Trame e opinioni: Il caso Rembrant di Daniel Silva

Titolo: Il caso Rembrant
Autore: Daniel Silva
Casa editrice: Beat
Pag.: 492
Costo: 9,00














Trama
Non capita tutti i giorni che un restauratore d'arte sia brutalmente ucciso nel Regno Unito. Soprattutto se si tratta di un rinomato restauratore come Christopher Liddell, abituato a intingere i suoi pennelli su tele di Rubens, Tiziano, Cézanne e Monet. È stato trovato cadavere col cuore squarciato da un colpo di pistola, accanto al suo sgabello da lavoro. La versione della polizia è che dei ladri siano penetrati nel suo cottage a Glastonbury e, una volta sorpresi, non abbiano avuto altra scelta che farlo fuori. C'è un uomo, tuttavia, che conosce un'altra più oscura e allarmante verità. È noto come Julian Isherwood, detto Julie dagli amici, proprietario e unico titolare della spesso insolvente ma mai noiosa Isherwood Fine Arts, una galleria d'arte nel quartiere di St James's, a Londra. In realtà si chiama Isakowitz, britannico solo per nazionalità e passaporto, ma di origini tedesche, educazione francese e religione ebraica. Solo pochi amici fidati sanno che è arrivato a Londra nel 1942 da profugo quando era ancora un bambino. E che suo padre, il famoso gallerista di Parigi Samuel Isakowitz, è stato ucciso nel lager di Sobibor insieme a sua madre. Nessuno sa poi che, negli anni Settanta, è stato reclutato come sayan, collaboratore volontario, dal leggendario capo dell'Agenzia spionistica israeliana Ari Shamron. Con un solo incarico: contribuire a creare e mantenere la copertura di un giovane restauratore di opere d'arte nonché sicario di nome Gabriel Allon.


Il commento di Iaia

Il mio riassunto su questo giallo non avrebbe senso visto che condivido la sinossi del libro stesso.
Questo autore conosciuto poco tempo fa, avendo letto La spia inglese, mi ha entusiasmato di nuovo. Un po' diverso dal thriller precedente perché mentre nel 1° c'era molta azione, in questo lo scrittore ha dedicato alcune pagine alla storia "recente" sulla seconda guerra mondiale in particolar modo sull'Olocausto. Tutto parte dal trafugamento di un quadro di Rembrandt che, come tiene a specificare Silva nelle note a fine libro, non è mai esistito. Un quadro che da generazioni è passato per parecchie mani e che l'ultimo proprietario aveva arricchito con un elenco di numeri di conti correnti e nomi nascosto dietro la tela dell'opera. Un libro veramente avvincente, reso ancora più affascinante dall'agente segreto israeliano Gabriel Allon che con la sua bravura riesce a raggiungere l'obiettivo di sconfiggere i "cattivi" di turno. E' un uomo con una mente di intelligenza superiore e, coadiuvato da una squadra di altri personaggi a volte misteriosi porta avanti un'indagine al fine di scoprire e troncare forme di terrorismo internazionali.
Questo genere di libri mi piace moltissimo e quello che più mi fa proseguire la lettura è la capacità dello scrittore di tenerti avvinto alla storia e di collocare i tasselli in modo semplice, conciso e alla fine appagante. Finito il thriller non ti poni domande perché le risposte si sono trovate tutte.
Per me è bravissimo e sicuramente, quando ne avrò l'occasione, non mi farò sfuggire una sua nuova avventura.
















sabato 5 marzo 2016

Trame e opinioni: Il palazzo d'inverno di Eva Stachniak

Titolo: Il palazzo d'inverno
Autore: Eva Stachniak
Casa editrice: Beat
Pag.: 415
Costo: 13,90














Trama
Varvara Nikolaevna ha sedici anni quando diventa una "protetta della Corona", una di quelle ragazze, orfane o abbandonate, al servizio dell'imperatrice Elisabetta Petrovna, la figlia minore di Pietro il Grande, salita al trono di Russia nel 1741. Orfana di un legatore polacco, svelta e già priva di tutte le illusioni proprie dell'adolescenza, abbastanza carina da doversi difendere da mille attenzioni nei corridoi del Palazzo d'Inverno, Varvara Nikolaevna rimarrebbe una delle innumerevoli e anonime ragazze del guardaroba imperiale, una goffa cucitrice vessata dalla capocameriera di corte madame Kluge, se non si imbattesse un giorno nel conte Bestuzev. Cancelliere di Russia e, secondo le voci ricorrenti tra le cucitrici, uno degli uomini che riscaldano spesso il letto di Elisabetta Petrovna, il conte cerca di non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che accade nella residenza imperiale. Nella giovane Nikolaevna scorge una possibile portatrice della "verità dei sussurri ", la servetta capace di aprire cassetti nascosti, di staccare e ripristinare abilmente la ceralacca dalle lettere, di riconoscere all'istante libri cavi, bauli con doppi fondi, meandri di corridoi segreti. Dopo averla istruita all'arte di origliare senza farsi scoprire, le affida perciò il più delicato dei compiti: tenere d'occhio la principessa Sofia Federica Augusta Anhalt-Zerbst, la giovanissima tedesca scelta da Elisabetta come consorte dell'orfano di sua sorella, Karl Peter Ulrich, duca di Holstein, il quindicenne nominato principe ereditario...


Il commento di Iaia

Quando ho letto la sinossi, mi è piaciuto poter imbattermi in questa storia. Conoscere particolari della vita di due zarine, scoprire cose che "storicamente" non sono importanti, vivere episodi che i vari studiosi non ritengono di dover mettere in rilievo, tutte vicende che facevano parte del quotidiano. Ma...
Nei ringraziamenti leggo:

Il Palazzo d’Inverno è un’opera di finzione, ispirata e sorretta da una serie di eccellenti biografie di Caterina la Grande e della sua corte.

Non sapendo, alla fine del libro, cosa fosse veritiero sono rimasta sconcertata. La storia raccontata non ha qualcosa che mi abbia fatto credere ciò che sia certo, perché, in pratica, sono riportate parole e fatti ascoltati e visti da chi narra la vicenda: Varvara (Barbara) Nikolaevna, un personaggio inventato.

Il romanzo è scritto in prima persona da una delle tante "lingue" o "gazzette" o "verità dei sussurri", tra cui la Nikolaevna, praticamente spia, che doveva riportare al cancelliere tutto ciò che succedeva all'interno del palazzo imperiale.
Certo fare la spia, in quell'epoca, era di vitale importanza per chi aveva incarichi politici o economici in modo da venire a conoscenza di quelle decisioni prese tra quattro mura. Ma se il cancelliere aveva spie, anche la zarina non era da meno. Tutto quello che veniva riferito era un modo per approfondire sospetti e di conseguenza assumere atteggiamenti appropriati. La zarina era a capo di tutto l'impero, ma anche il cancelliere era una persona molto influente, visto che aveva rapporti quotidiani con Elisabetta e che con le spie a lui sottoposte poteva capire o anticipare o consigliare il comportamento della zarina. Quindi è una storia di continui rapporti delle "verità dei sussurri", verificabili con i rapporti di altre. Alle "lingue" conveniva dire la verità perché, anche se non ne erano a conoscenza, quello che dicevano era raffrontato con quello che riportavano altre "gazzette".
Ma veniamo al romanzo: non si è dato spazio alla vera "STORIA", ma solo al pettegolezzo. Elisabetta che divide il talamo con il favorito di turno, la sua mania di avere gatti sul suo letto, visto che i topi abbondavano, l'isteria che la prendeva per varie sciocchezze, le decisioni che assumeva a volte spinta solo da un momento di nervosismo... Insomma avvenimenti che non hanno nulla di storico. Praticamente si racconta, dal 1743 al 1765, ciò che le due zarine hanno fatto al di fuori delle decisioni importanti. E' anche vero che si parla delle iniziative storiche di Elisabetta, come quella che vuole dare in sposa a suo nipote Pietro la futura Caterina e sono messe in evidenza anche altri provvedimenti salienti, ma in questo romanzo è come se la Storia fosse marginale.
In tutto il libro, secondo la mia opinione, ho trovato esclusivamente la parte negativa delle due donne, in particolar modo di Elisabetta. Ho avuto l'impressione che l'autrice abbia voluto far vedere l'altra faccia della medaglia, ma essendo questa anche inventata ho trovato il libro noioso, perché venire a conoscenza delle zone d'ombra di questi due personaggi, non mi ha soddisfatta.
Francamente è uno scritto che non rileggerei, non mi è piaciuto per niente, e come sempre dico, questa è una mia personale considerazione. Ho avuto modo di leggere altri libri storici in cui la parte romanzata era presente, ma raccontata in modo migliore, questo invece mi ha lasciato completamente indifferente. o meglio, in questa lunga vicenda ho trovato che il pettegolezzo sia stato esagerato, visto che è inventato e che non ha riportato eventi storici noti e poi raccontati in un modo da "diario" di persone alle prime armi che trascrivono il quotidiano. Ho fatto questo, ho ascoltato e riferito quest'altro: niente di sostanzioso, ma tante chiacchiere. Quello che più ricordo è che personaggi famosi o meno erano dediti alla vodka, che c'era una sporcizia notevole e che cumuli di polvere erano in ogni dove nel palazzo. Ora essere a conoscenza di ciò in un contesto storico e con un peso come quello di Elisabetta e Caterina la Grande, non mi sembra un argomento di rilevante importanza. 

lunedì 2 febbraio 2015

Trame e opinioni: La rilegatrice dei libri proibiti di Belinda Starling

Titolo: La rilegatrice dei libri proibiti
Autore: Belinda Starling
Casa editrice: Beat
Pag.: 445
Costo: 9,00














TRAMA
"Il romanzo di Belinda Starling pone una questione non molto diversa da quella del Profumi di Suskind: può una passione diventare ossessione? [...] 
Il libro intreccia i temi della libertà sessuale, della condizione della donna e dell'abolizione della schiavitù, denudando la falsità morale dell'amore come volontà di possesso".
Nicola Manuppelli, D, la Repubblica delle donne

E' il 1859 a Londra, e sir Jocelyn Knightley coltiva il sogno di liberare la società dalle "pastoie del ritegno" e della morale, collezionando i libri che i puritani dell'epoca vorrebbero bruciare tra le fiamme dell'inferno: il Decamerone, il Satyricon di Petronio, l'Ars Amatoria di Ovidio... A rilegare quei libri cin preziose pelli e fodere scarlatte è, in barba a tutte le leggi della corporazione dei legatori che vietano il lavoro alle donne, Dora Damage, la giovane moglie di Peter Damage. Le sue originali rilegature, così morbide e seducenti, suscitano l'entusiasmo di sir Knightley, della filantropica e ambigua Lady Sylvia e della cerchia dei suoi amici: i "Sauvages Nobles". Ma non finisce forse puntualmente nei guai chi entra in una "società del vizio"? 
Romanzo storico che restituisce impeccabilmente i conflitti di sesso, razza e classe sociale dell'età vittoriana, La rilegatrice dei libri proibiti ci offre, con Dora Damage, un'eroina moderna che non esita a infrangere le regole e i tabù della Londra del XIX secolo, la città più grnade del mondo, in cui gli ideali più nobili si accompagnano alle miserie più sordide.


IL MIO COMMENTO
La rilegatrice dei libri proibiti è un romanzo che, o ti piace sin dalle prime pagine, oppure cerchi di fartelo piacere o ancora ci rinunci a finirlo. Onestamente non so definirmi in quale di queste opzioni io rientri, perché il romanzo l'ho terminato, non mi è piaciuto e mi sto ancora domandando cosa non mi abbia convinta. Dora Damage è una giovane donna che decide in barba alle leggi puritane dell'età vittoriana, di gestire la legatoria di suo marito. Non è una sprovveduta, tutt'altro, proviene da una famiglia che l'ha già addestrata al mestiere di rilegatrice, ma ciò che più a lei interessa sono le decorazioni, la fervida fantasia che le dà la possibilità di farsi conoscere e apprezzare da una piccola cerchia di lettori ed estimatori, di una letteratura bandita in quel momento dalle leggi londinesi. La vita a quei tempi è difficile, vivere nei sobborghi di Londra, in quartieri umidi e sporchi di fuliggine, trascorrere il tempo a pulire, sono gli unici lavori che spettano a Dora (o alla donna umile in generale), ma quando il marito si ammala, tutto cambia. La forza, l'intraprendenza di questa donna sono ammirevoli, la curiosità verso le diversità la pongono a fare scelte che le costeranno la reputazione, perché, è questo il vero problema, nascondere ciò che viene prodotto nel suo laboratorio. A questo punto penserete ma qual è il motivo che ti spinge a scrivere che il romanzo non ti è piaciuto? Ciò che non mi è piaciuto è la lentezza del racconto, il tempo mi è sembrato non passare mai, ma anche i modi a volte spiccioli della protagonista, che seppur presentata come un'eroina moderna, è al di fuori del suo lavoro superficiale, sbadata e pienamente donna di quel tempo. Non so se consigliarvelo oppure no, è un romanzo storico, che racconta le vicende di una società divisa tra perbenismo e un atteggiamento più comprensivo nei confronti dell'età moderna, che si va espandendo sempre più, vedi la tratta degli schiavi e la conseguente abolizione della schiavitù, una certa seppur minima apertura verso il ruolo della donna (ma siamo ancora molto lontani dal definirle aperture nel senso vero della parola).
La scrittrice descrive una società che pullula di figure intransigenti, bigotte, rivoluzionarie, ma pur sempre legate o chiuse nel loro circolo privato, poco consone all'accettazione di nuovi membri, e quando Dora entra nel giro, non sarà semplice per lei venirne fuori, lussuria, cupidigia, sfrontatezza delle opere da rilegare, la pongono in bilico tra ciò che è giusto e la mera sopravvivenza, perché per quanto se ne voglia dire, tutto è sulle sue spalle, la casa, sua figlia, suo marito, la legatoria...
Quello che un po' mi lascia delusa è il non avere la possibilità di leggere altre opere di questa scrittrice, un controsenso, lo so, visto che non mi ha completamente convinta, ma sentirne parlare, vedere altre sue opere può essere sempre un buono stimolo per continuare a leggerla. Dimenticavo, questo perché, Belinda Starling è venuta a mancare prematuramente nel 2006, a causa di un banalissimo intervento chirurgico di routine. 
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