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venerdì 3 aprile 2020

Trame e opinioni: L'incantatrice dei numeri di Jennifer Chiaverini

Titolo: L'ncantatrice dei numeri
Autore: Jennifer Chiaverini
Casa editrice: Neri Pozza
Pag.: 527
Costo: 19,00















Londra, 1815. È una fredda alba invernale, quando Lady Annabella Noel Milbanke, moglie di George Gordon, sesto barone di Byron, il poeta idolatrato da molti e detestato da altri quale «sinistro rappresentante della corrotta società londinese», si reca nella nursery dove dorme Ada, la figlia nata soltanto da sette mesi. In silenzio, afferra la piccola, la imbacucca contro il freddo e la stringe a sé, per raggiungere insieme la carrozza che le attende in giardino. A tarda sera, madre e figlia sono a Kirkby Mallory, nel Leicestershire, nella tenuta ereditata dai Noel Milbanke, lontano dall'elegante dimora di Piccadilly Terrace, dove la giovane nobildonna ha vissuto accanto a un uomo tanto geniale quanto sadico e crudele. Lady e Lord Noel Milbanke, i genitori di Annabella, si industriano subito per una tacita separazione legale della figlia dall'illustre poeta. La pubblicazione, però, da parte di Byron, di due poesie sulla separazione, Addio del poeta a sua moglie e Saggio satirico, rende la vicenda pubblica suscitando grande scandalo nella società londinese. Determinata a tenere lontana dalla figura e dal mondo del padre la piccola Ada, Annabella bandisce fiabe e fantasia dall'infanzia della figlia, e le offre un'educazione rigorosa fondata sulla matematica e la scienza. Qualsiasi stimolante scintilla di immaginazione - o peggio ancora, passione o poesia - viene prontamente estinta. Ada cresce, perciò, mostrando una sorprendente attitudine per la matematica e lo studio di tutto ciò che è meccanico. Un talento che, nel 1833, durante un ricevimento a casa di Richard Copley, la porta a fare la conoscenza di Charles Babbage, inventore della macchina differenziale. Ada rimane affascinata dall'universalità delle idee dell'uomo. Anche Babbage resta, tuttavia, colpito dall'intelligenza di Adae dalle sue abilità matematiche. La chiama «l'Incantatrice dei numeri» e la introduce in un mondo dove il genio viene celebrato e l'immaginazione incoraggiata, e non guardata con paura, come un incendio da spegnere prima che distrugga l'intero villaggio. Jennifer Chiaverini rende un sentito omaggio a una delle pioniere dell'informatica, una donna visionaria che ha lottato per la propria indipendenza e il riconoscimento delle proprie idee.


Questo libro è praticamente la biografia di Augusta Ada Byron, figlia del poeta George Byron e di Annabella Noel Milbanke. Successivamente alla separazione dei genitori, avvenuta poche settimane dopo la sua nascita, Ada cresce sotto l'influenza della madre che non tollera che la bambina possa avere una forma di fantasia, immaginazione o propensione per arti letterarie, per allontanarla completamente dalle somiglianze del padre, per paura che Ada possa diventare, cattiva e perversa come il suo genitore.
Per fortuna la ragazza è una persona che ama la matematica, la geometria, la meccanica e la scienza, ma la madre incombe sempre su di lei anche quando si sposa e ha tre bambini.

La vita breve della protagonista è comunque ricca di vicende positive e negative e solo dopo 150 anni circa le viene riconosciuta l'abilità di essere stata una matematica di eccellenza.
La lettura è stata abbastanza gradevole. La cosa che proprio non mi è piaciuto è l'atteggiamento di Annabella, creduta, tra le sue amicizie, l'incarnazione della perfezione e che quindi ogni sua decisione doveva essere eseguita passivamente. Solo un paio di volte Ada è riuscita a dire la sua opinione a sua madre e ciò ha sempre provocato lunghe discussioni. Ho notato che l'autrice ha scritto delle cose su cui ho delle perplessità. La Chiaverini narra che Ada  ricordi avvenimenti quando aveva 7 mesi, cosa per me impossibile anche se la stessa aveva un'intelligenza fuori della media e poi la capacità di Ada all'età di 2/4 anni di imparare a ricamare o a lavorare con i ferri.

Un'ultima cosa: quando Ada sa che sta per morire confessa al marito un suo tradimento, spinta dalla madre che era convinta di dover far partecipe il marito di questo brutto comportamento, creando nel marito una reazione quasi violenta e ciò grazie a quell'atteggiamento di Annabella che ritiene giusto dire la verità a scapito della figlia che non ha potuto morire in pace. Non so se questo sia vero, comunque l'autrice lo ha scritto. Viste le pagine dettagliate sulla sua vita, non mi sono resa conto e non ricordo assolutamente che la scrittrice abbia raccontato una cosa simile, quindi leggere di questo episodio, spiegato in poche righe alla fine del libro, mi ha lasciato piuttosto perplessa e non ha fatto altro che far aumentare la mia antipatia nei confronti di questa donna piena di sé.

Essendo personaggi veri è interessante conoscere la vita privata, ma, secondo me, per certi argomenti non bisogna aggiungere vicende se non se ne è sicuramente certi.


Iaia

sabato 11 marzo 2017

Trame e opinioni: Il caso Caravaggio di Daniel Silva

Titolo: Il caso Caravaggio
Autore: Daniel Silva
Casa editrice: Neri Pozza
Pag.: 460
Costo: 18,00
















Trama
Nell'angusta stanza senza finestre in cui è trattenuto, il mercante d'arte Julian Isherwood sa di essere nei guai fino al collo. Se non fosse certo di essere innocente, la versione dei fatti che ha fornito quando i carabinieri di Como lo hanno trovato accanto a un cadavere "letteralmente fatto a pezzi" sembrerebbe ridicola persino a lui. Lo vogliono incastrare, è chiaro. E chi può farlo, se non quell'"odioso, pingue" collega che risponde al nome di Oliver Dimbley? "Discreto come il fischio di un treno a mezzanotte", Dimbley lo aveva avvicinato in un pub di Londra, gli aveva offerto di comprare la sua galleria d'arte di Mason's Yard (come faceva a sapere dei suoi conti in rosso e della sua crescente "passione per l'alcol"?) e lo aveva spedito sul lago di Como, nella lussuosa villa di Jack Bradshaw, collezionista che, guarda caso, Julian ha trovato cadavere, riverso in un lago di sangue. Per fortuna il generale Cesare Ferrari del Nucleo Artistico di Roma, che ne ha viste troppe per fidarsi di un caso all'apparenza così semplice, ha pensato bene di rivolgersi a Gabriel Allon, ex agente del Mossad e restauratore di fama internazionale di quadri e affreschi. Amico di vecchia data di Isherwood, Allon accorre subito sulle sponde del lago e non impiega molto a scoprire che la vittima era a capo di un'organizzazione che comprava quadri rubati per poi rivenderli a un facoltoso e anonimo "appassionato d'arte". Un vasto traffico illegale di capolavori della pittura...


Il commento di Iaia

L'indagine che Gabriel Allon deve affrontare, questa volta, è il ritrovamento di un quadro del Caravaggio, scomparso da 40 anni.
Allon spera di svolgere i propri accertamenti nell'ambiente del sottobosco artistico, ma il fato vuole tutt'altro; e così si ritrova a indagare su un giro stratosferico di soldi che porta al presidente siriano.
E' un libro un po' diverso da quelli che ho letto precedentemente. L'ho "sfogliato" con piacere perché lo spionaggio è un argomento che mi piace molto, ma questa volta è mancato qualcosa.
Il modo di scrivere dell'autore è sempre molto affascinante, le sue descrizioni sono sempre molto gradite, ma c'è un ma...
Mi è sembrato che Silva si sia fatto prendere la mano dall'indagine che è venuta fuori in un secondo momento, tralasciando quella del famoso quadro e che abbia dato un contentino (ben delineato) sul ritrovamento dell'opera del grande maestro.
Do lo stesso una buona valutazione perché questo scrittore, per me, merita di essere letto, ma un po' inferiore rispetto ai libri che ho già letto.

Qui trovate le recensioni della serie Gabriel Allon
#La spia inglese n.15 - recensione
#Il caso Rembrandt n.10 - recensione
#Il caso Caravaggio n.14
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