venerdì 26 giugno 2020

Rubriche: Lo scaffale degli incanti



Buongiorno cari lettori, oggi nella rubrica, Lo scaffale degli incanti, vi parlo di un libro che ahimè non mi ha per niente coinvolta, colpita, non vorrei consegnarvelo ma avendolo letto per questa rubrica, non posso far altro che parlarvene. 
Il libro in questione è L'anno in cui imparai a raccontare storie, di Lauren Wolk, pubblicato da Salani Editore.

Titolo: L'anno in cui imparai a raccontare storie
Autore: Lauren Wolk
Casa editrice: Salani Editore
Pag.: 278
Costo: 14,90















Ambientato nel 1943, all'ombra delle due guerre, è il racconto di una ragazzina alle prese con situazioni difficili ma vitali: una nuova compagna di classe prepotente e violenta, un incidente gravissimo e un'accusa indegna contro un uomo innocente. Annabelle imparerà a mentire e a dire la verità, perché le decisioni giuste non sono mai facili e non possiamo controllare il nostro destino e quello delle persone che ci sono vicine, a prescindere da quanto ci impegniamo. Imparerà che il senso della giustizia, così vivo quando si è bambini, crescendo va difeso dalla paura, protetto dal dolore, coltivato in ogni gesto di umanità. Età di lettura: da 12 anni.


L'anno in cui imparai a raccontare storie non è stato un libro che mi ha colpita più di tanto, anzi ho faticato molto a terminarlo.
Annabelle è una ragazzina sveglia, su questo non c'è dubbio, ha carattere ed è molto testarda e tenace, ma facciamo un passo indietro e partiamo dall'inizio.
In un piccolo paesino della campagna, c'è una famiglia composta da nonni, zie, genitori e figli, vivono insieme in una grande fattoria, lavorano e i ragazzi vanno a scuola, un luogo dove non c'è una grande distinzione d'età, la classe è unica con un'alternanza in base alle materie, ma non è questo che ci interessa, in questo gruppo o meglio in questa storia spicca la giovane Annabelle che insieme ai suoi fratelli percorre tutte le mattine lo stesso tratto per giungere a scuola, idem al ritorno.
Un bel giorno, in quella classe così diversisficata, giunge una nuova ragazza, sin dal primo istante si mostra indifferente e anzi con un viso pronto al bisticcio, presuntuosa e già definita dalle ragazze del gruppo cattiva.
Penny è subdola, e da subito i suoi occhi puntano su Annabelle, la ritiene benestante a differenza di altri, ma Annabelle non ha mai pensato di essere ricca, quello che hanno costruito, acquistato è frutto di un duro lavoro della sua famiglia, e così, Penny comincia a insultarla e potremmo anche usare la fatidica parola, "bullizzarla"...
Ora, perché il romanzo non mi ha convinta, intanto perché non lo ritengo propriamente adatto ai ragazzi per il finale, se l'autore vuole puntare il dito su una ragazza cattiva, subdola, capace di ingannare anche gli adulti ci è riuscito, se voleva presentare Annabelle come la salvatrice degli eventi che si susseguono uno dietro l'altro è riuscito anche in questo, ma è la morale in sé che non ho trovato. Annabelle per la prima volta si trova costretta a raccontare bugie, tante bugie, prima per nascondere le malefatte di Penny, poi per salvare le persone, poi per cercare di recuperare la stabilità venuta a mancare nella sua famiglia, ma qual è il fine? 
Non ho trovato una specie di giustificazione a quello che accade, ai torti commessi, agli episodi e alle circostanze che ne vengono fuori, non lo so!!!





Floriana

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