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mercoledì 16 settembre 2015

Trame e opinioni: Un amore firmato Louboutin di Giulia Rizzi

Titolo: Un amore firmato Louboutin
Autore: Giulia Rizzi
Casa editrice: Narcissus

Pag.: 124
Costo: 0,99














Trama
Rebecca Losi è la pecora nera della famiglia. A trent'anni suonati vive ancora a Verona, nell'appartamento che condivide con Alessandra e Fabrizia dai tempi dell'università, e si barcamena fra un lavoro poco redditizio e la passione per la scrittura. Nonostante le pressioni delle invadenti zie, non ha nessuna intenzione di sposarsi e “mettere la testa a posto”, come hanno fatto i suoi fratelli maggiori. Al contrario, lei è una donna indipendente e non ha alcun bisogno di un uomo, soprattutto ora, che il sogno di una vita sembra essere incredibilmente vicino e l'idea di pubblicare il suo romanzo d'avventura si fa sempre più concreta. Rebecca è talmente convinta delle proprie idee che è pronta a dichiararle alla trasmissione televisiva alla quale è stata invitata, per presentare il suo Lit-blog “Lib(e)raMente”. Ha tutto sotto controllo: domande concordate, risposte accattivanti, scarpe griffate tacco dodici e essenza di Fiori di Bach in abbondanza. Il destino, però, decide di metterla alla prova, facendo finire le sue Louboutin, dalla suola rossa fiammante, dritte nelle mani di Leonardo Davies. Per fortuna Reby è una tipa tosta, praticamente immune allo sguardo magnetico e al sorriso disarmante del bel modello inglese...oppure no?
Fra sketch tragicomici e odissee famigliari, Rebecca si lascerà trascinare in un'avventura fuori dagli schemi, accompagnata dalle amiche di sempre, sullo sfondo di un'incantevole Verona. Il romanzo è autoconclusivo.

e mezzo

Il commento di Chiara

Cenerentola incontra la Kinsella, passando per Notting Hill. Questo libro mi ha ricordato molto sia la fiaba che il film, in veste però di chick-lit. Abbiamo una trentenne di Verona che ha un blog letterario e che sogna di diventare scrittrice, che convive con due amiche e non si è mai innamorata. Inoltre è la “bambolina” della famiglia, che è un po’ bacchettona e la vorrebbe moglie e madre devota, mentre lei si sente moderna e indipendente e vuole difendere il suo status.

In un’epoca in cui le donne, almeno in teoria, possono fare ciò che vogliono,
 devo scontrarmi con una famiglia che mi pressa perché trovi un uomo. 
Anzi, no, “scontrarmi” non è il termine giusto. 
Se il confronto prevedesse uno scontro vero e proprio, 
perlomeno potrei sfogare la frustrazione con una bella sceneggiata,
 invece, ancora peggio, vengo silenziosamente commiserata.

Lo strano incontro con Leonardo, bellissimo modello britannico, che avviene grazie alle sue magiche scarpe Louboutin, sconvolgerà la vita di questa frizzante ragazza.

Leonardo Davies ha le mie scarpe in mano. 
Suona come un racconto di fantascienza. 
Spero almeno che non siano ancora calde e sudaticce.

Il libro è incentrato principalmente su Rebecca, la protagonista. Gli avvenimenti che succedono, come la storia d’amore con Leonardo o le vicissitudini delle sue amiche, sono secondarie. La protagonista assoluta è lei, con le sue aspirazioni, i suoi sogni, i suoi principi. Mi è piaciuto questo fatto, che il libro sia più un chick-lit che un romance. E’ molto divertente e scorrevole e anche se forse la trama è già vista e sentita, non annoia.

Ho paura che la vera Rebecca inizi a soffrire di vertigini dall’alto del tacco dodici di Dorothy Gale versione mondana.

L’ambientazione di Verona mi è piaciuta molto, ben descritta senza essere prolissa. I personaggi sono stati ben caratterizzati, ognuno con il suo ruolo ben definito. 
E soprattutto questo libro è privo di errori e refusi.
Però mi sarebbe piaciuto che fosse più approfondito in alcune cose. Ad esempio l’innamoramento fra Rebecca e Leonardo è stato immediato e non spiegato. Inoltre io personalmente avrei apprezzato qualche scena d’amore più sensuale, che invece è completamente assente. La storia poi fra la sua amica Alessandra e il suo capo non viene dipanata quasi per niente.
Nel complesso è un libro molto carino, che si legge in fretta, che fa sorridere e sognare. La giusta lettura per staccare la spina. Un’autrice senz’altro da seguire.

Leonardo è diverso. Lui è come un paio di Louboutin tacco dodici. 
Spettacolari, preziose… ma impegnative.
 Anche in questo preciso istante sento i muscoli dei polpacci tendersi per mantenere un’andatura dignitosa e le dita dei piedi farsi piccole, per calzare la punta lucida. Nonostante tutto, però, la sensazione che provo indossandole è splendida.

giovedì 4 giugno 2015

Trame e opinioni: La chiave di Poseidone di Thalia Mars

Titolo: La chiave di Poseidone. L'esercito degli dei #1
Autore: Thalia Mars
Casa editrice: Narcissus
Pag.: 771
Coasto: 0,99 ebook














Trama
Damia, è il Principe dei guerrieri, capo dell'esercito degli Dei dell'Olimpo. E' un assassino gelido e implacabile, abituato a eseguire gli ordini senza porsi troppe domande. Ma la sua vita è destinata a cambiare completamente, quando gli viene affidata lei. Sofia è una ragazza intelligente, curiosa che non conosce niente del suo mondo. Lei è la Chiave di Poseidone, l'unica che può aprire la gabbia dei Titani e permettere ad Ade di riconquistare i Regni del Cielo e del Mare. Damian non immagina neppure quanto sarà difficile proteggerla: come un uragano, Sofia sconvolgerà la sua intera esistenza, costringendolo a fare i conti con quel passato che lo tormenta da ormai dieci anni.


Il commento di Chiara

La Chiave di Poseidone è un libro auto-pubblicato, urban fantasy dai contenuti molto... Mescola la mitologia con i giorni nostri e ci riesce bene. Ci sono molto nozioni sugli Dei Greci che non appesantiscono la storia, anzi la rendono completa. Il modo in cui è scritto è molto moderno, semplice e diretto, la lettura quindi scorre velocemente, nonostante il numero alto di pagine.

“Lui, 
che aveva le capacità relazionali di un criceto in una gabbietta, 
che non le parlava da una settimana e che la teneva a distanza come se lei potesse azzannarlo e contagiarlo con un po’ di gentilezza, 
sorrideva ad un’altra”

Una narrazione veloce, c’è molta azione e nonostante i protagonisti siano Damian e Sofia, ci sono varie storie ed altrettanti personaggi che si intrecciano, rendendo così la vicenda più varia.

“Io sono stato un mostro nel corpo di un uomo, 
e tu mi hai reso un uomo nel corpo di un mostro”

Damian è il figlio di Ares e il Principe dei guerrieri, è forte, grande e potente. Non teme praticamente niente ed è quasi incapace a dimostrare i suoi sentimenti.

“Scrutò quegli occhi diversi, 
quel viso bello e rude, 
che solo sapeva farle battere il cuore e togliere il respiro, 
come se fossero i suoi ultimi istanti di vita. 
Damian era tutto quello che voleva. 
Era un desidero esaudito, 
era un difensore di ghiaccio ed un rassicurante tepore,
 era come fuoco ardente e mare calmo allo stesso momento. 
Era il suo myssi, 
era la sua metà perfetta”

Sofia è una studentessa romana, piccolina e indifesa, in apparenza fragile e molto normale, ma con un carattere testardo e indipendente e grazie anche allo zampino degli Dei conquisterà proprio il cuore più inaccessibile di tutti. Ma i guai sembrano perseguitarli...

“Era debole e fragile. 
Eppure aveva una forza di volontà da fare invidia al più pericoloso dei guerrieri”

Mi è piaciuta la storia, molto originale, inaspettata e dal finale a sorpresa. 
Mi è piaciuto anche il fatto che nonostante sia un lavoro self è molto curato, anche nei dettagli. Il modo di scrivere con continui flash back (facilmente riconoscibili dal corsivo) non mi ha entusiasmata molto, però ho un po' di difficoltà a capire ogni volta chi era la voce narrante. Si passa da un personaggio all’altro senza stacchi e a volte ho faticato a capire chi era in quel momento che aveva la narrazione.
Nell’insieme però l’ho trovato proprio un bel libro, corposo ma non noioso, sicuramente un’autrice che seguirò negli altri suoi lavori.

“L’oceano che gli indicava la via, 
che solo sapeva ricondurlo a casa. 
E casa, 
era Sofia.”

La serie L'esercito degli dei
#1 La chiave di Poseidone
#2 I figli di Apollo


martedì 26 maggio 2015

Trame e opinioni: Al di là del dovere di Laura Bellinzoni

Titolo: Al di là del dovere
Autore: Laura Bellinzoni
Casa editrice: Narcissus
Pag.: 245
Costo: 4,49














Trama
Una splendida giornata di primavera, un borgo incantato ma il cuore della giovane Linda è in subbuglio: da un lato c'è il dolore per la perdita dell'amato nonno Gianni, dall'altro l'emozione pungente di conoscere finalmente zio Paul, il primo figlio di Gianni partito per l'Inghilterra prima che lei nascesse senza più fare ritorno a casa. Solo lei sembra felice di questo arrivo che porterà scompiglio in una famiglia già spezzata facendo riemergere dolori e verità nascoste. La convivenza quotidiana con quello che per lei in fondo è uno sconosciuto aiuterà Linda a fare i conti con le sue paure più profonde e le darà il coraggio di abbandonarsi ad una storia d'amore come mai nessuno si aspetterebbe di viverne una uguale.


Il commento di Chiara
Ah lo zio d’America! 
O in questo caso di Londra. 
Chi non ha mai sognato di avere uno zio, anzi uno "ziastro" che torna al paesello e ci migliora la vita? 
E’ quello che succede a Linda quando lo zio Paul irrompe nella sua vita, anche se in un momento di tristezza, e l'aiuta a superare tutto, paure, incertezze, incomprensioni e a buttarsi nella vita, ad osare.

“Sin dalla più tenera età le era stato insegnato che sono gli altri a fare di noi quello che siamo”

Questo libro non mi è piaciuto. La trama e l’ambientazione, un paesino piccolo dove la gente mormora mi sono piaciuti abbastanza, è il modo di scrivere dell’autrice che non è ideale per me. Devo fare una piccola premessa: io non sopporto i personaggi lagnosi. In questo libro sono tutti così, a cominciare da Linda, la protagonista, si lamenta di tutto: del lavoro, della madre, del padre, del capufficio (qui anche con ragione), della sua vita misera e limitata al borgo. Nulla va mai bene. 
Muore il nonno e lei sta male per pagine e pagine. Ho perso anche io i nonni, so che fa male, anzi malissimo, ma qui è portato all’estremo, come se si trattasse di un dolore incurabile, di una perdita inimmaginabile. Secondo me l’autrice si è dilungata troppo su ogni cosa, dalle spiegazioni della famiglia disastrata, al lavoro, ma soprattutto alle insoddisfazioni di Linda. E’ tutto troppo spiegato e ripetuto più volte, mi sono annoiata. 
Mi dispiace perché non ho trovato errori e il linguaggio utilizzato è semplice mai banale, ma proprio non è mai riuscita in tutto il libro a catturare il mio interesse, neanche nella parte finale dove c’è un po’ di azione.

“L’ironia, 
amica insostituibile che ti viene in soccorso quando ormai non sembrano più esserci vie d’uscita”

Io credo che l’autrice (mio parere personale), debba solo decidere bene cosa comunicare con il libro e puntare a non spiegare tutto più e più volte, ma far avere al lettore un’opinione propria dei personaggi, mentre in questo libro ogni cosa è già detta (e ripetuta) e non ti è permesso avere un’idea o preferire un personaggio ad un altro. 

martedì 24 giugno 2014

Trame e opinioni: Come meta di Lillo Favia

Titolo: Come meta
Autore: Lillo Favia
Casa editrice: Narcissus
Costo: 12,99 cartaceo; 3,99 ebook












TRAMA
10 ottobre 2006, stazione di Bari-scalo, un uomo si è consegnato alla morte. Perché dopo aver esternato il bisogno di esorcizzare i propri fallimenti in una lettera, qualche attimo dopo giace in posizione fetale in un vagone ferroviario su un binario morto alla periferia di Bari? Questo è l’interrogativo che il protagonista, unico e inconsapevole beneficiario del pensiero di Max, dovrà sviscerare affrontando l’inesorabile incedere degli eventi. Dare un senso alla morte di Max, darà sostanza e direzione alla propria vita. Avrà bisogno di capire, di sapere, di sovrapporre il proprio sguardo a quello del suo amico per raggiungere la più distante delle sue mete. Il viaggio cadenzerà l’intera vicenda. Un viaggio incominciato il 22 giugno 1990 su una Citroen Pallas nera, direzione Amsterdam, che ripercorrerà tutte le tappe emozionali di due cuori avidi di storia. La vita spesso, avendo la stessa natura dei sogni, si delinea irrazionale, transitoria, come un macabro gioco di conseguenze stupefacenti. Uomini, donne, arti, mestieri e bestemmie si rincorreranno sulle strade di Amsterdam, Parigi, Barcellona, Grenoble, Bologna, Bari e altre ancora, all’insegna di un destino cadenzato da sesso, droga e rock and roll. Un itinerario livido, quasi blasfemo, che li condurrà nella comunità L’Albatros in quel di Ostuni, governata da Don Rosario, figura controversa tanto quanto decisiva nella vicenda. Sarà proprio all’ombra dei torti ulivi di Puglia che Max rintraccerà l’amore. Il 25 settembre 1998 Max e Titti, bella e intelligente figlioccia di Don Rosario Fumino, in barba a ogni pregiudizio, contro ogni dettame costituzionale e costituente della comunità stessa, si sposano.
Vivere il proprio amore sulle ramblas barcellonesi diverrà la loro priorità. Ma il fato non aveva ancora scagliato la sua ultima condanna. Con la morte di Titti, Max, entrerà nel vortice della depressione. La strada diverrà l’ambiente in cui soffocare la propria sconfitta, la propria menzogna, il proprio dramma. La nostra voce narrante, intanto, allontanato dall’unico affetto in cui aveva riposto speranze e virtù, ritroverà conforto nella famiglia. Uscito dalla comune il primo febbraio 1999, dopo anni di fughe finalmente imboccherà la via che lo condurrà all’amore, alla luce, alla vita.


IL COMMENTO DI PATRIZIA
In un primo momento, Come meta mi è parso un libro noioso, dal linguaggio articolato, pomposo, pieno di “paroloni”, invece si è mostrato essere una piacevole lettura, ma forte, intensa e molto realistica. Mi ha fatto tornare alla mente la prima volta che ho letto “Noi i ragazzi dello zoo di Berlino”, in esso percepisci il dolore, l’angoscia, l’impotenza. Il ritmo della lettura aumenta le tue percezioni, senti l’incalzare della storia, la necessità della lotta suprema. La storia è suddivisa in tre capitoli (le tre fasi del viaggio), e narra di un’amicizia quasi innaturale, intensa e forse un po’ maniacale (poche persone in nome del sentimento amicizia avrebbero intrapreso simili lotte). Conosceremo Max l’amico suicida, “morto di una vita impropria” (termine orribile, il sentirsi impropri rende tutto mesto e vuoto), eccessivo a volte, provocatorio, lettore compulsivo (questa forma maniacale mi è ben nota). Uomo colpito con ferocia dalla vita ma nello stesso tempo audace, voglioso della propria libertà ed integrità morale ad ogni costo. La nostra voce narrante invece è stoica, resistente anche se un po’ masochista, capace di lottare per rinascere, e apprezzare meglio la vita. Figlio di una famiglia di facciata, con una sorella Serena, alcolizzata, un fratello Gianni che di mestiere fa la guerra, una madre depressa e un padre in pieno fallimento economico. È un inno alla libertà, alla trasformazione, all’abbattimento delle proprie maschere.
Capitolo I : La partenza – La terra
Il viaggio inizia con una fuga ad Amsterdam, viaggio-vacanza post diploma, su una vecchia Citroen, con pochi soldi, una chitarra e una bella amicizia sul nascere. Sarà un lungo viaggio fatto di condivisioni, di nuove esperienze, di incontri. Da sfondo le città di Grenoble, Parigi (…come una puttana mostrava le sue grazie, piena di sé e della sua bellezza…), Amsterdam, Strasburgo con la sua eroina (…gli uomini amano e cercano ciò di cui hanno bisogno… Bukowski). Saremo accompagnati dalla musica di Lou Reed, Iggy Pop, David Bowie, Tracy Champan, inni alla giovinezza, alla libertà, alla spensieratezza dell’essere umano. Ogni viaggio degno di nota però piange il suo ritorno e tornerà portando la discesa agli inferi dell’eroina come dipendenza totalitaria del loro mal vivere. Pagine intense, ben descritte nella loro crudeltà. Forte la scena del patto di sangue tra i due amici (ho sempre pensato che fosse una cosa da donne)…
Capitolo II : Il viaggio – La conoscenza
I protagonisti si perdono di vista per mesi, anni, ma il loro cammino si incontrerà sempre nei momenti di massimo bisogno. Le pagine sulla disintossicazione, sul lungo percorso di riscoperta di se stessi sono magiche. La lotta contro la dipendenza, contro le proprie idee e convinzioni sono il fulcro del capitolo.

<< L’uomo ha sempre una scusa confezionata ad arte per giustificare la propria idiozia..>>

Precisa e minuziosa la descrizione della struttura che accoglierà i nostri amici per il percorso di rinascita. Il “Padre” responsabile della struttura sarà un personaggio di spicco, forte come solo un uomo che dedica la sua intera vita al recupero dell’uomo, duro come le sue regole eppure capace di amare questi figlioli come suoi e di mettersi in discussione sempre. Ognuno dei ragazzi aveva a suo modo toccato fondali dello stesso abisso.

<<… la morte non le ero mai stata così vicina. 
E’ davvero difficile dare valore a un giorno così offensivo. 
Avevo sempre rifuggito il confronto con il mio passato. 
I brutti ricordi sono come anime di dannati che vagano sottopelle. 
Oggi più che mai è tempo di rimestare nel torbido …>>

Capitolo III: Il ritorno – L’uomo

<<… Non siamo padroni di niente.
Siamo schiavi di un’illusione: la vita.
Anche il fuoco più intenso lascerà solo cenere e fumo al vento. >>

Purtroppo in questo atto finale non ci si può che aspettare la tragedia, il “colpo di grazia”. Pagine e pagine di dolore, sofferenza, angoscia e nello stesso tempo anche un inno all’amore puro, unico (quello che durerà tutta una vita). La morte è la protagonista principale e noi restiamo impotenti dinanzi ad essa. Vera la definizione della nostra voce narrante: il masochismo è cibo per un amante solo, l’autolesionismo è droga per il suo ego.
Lettura che vi consiglio vivamente. 
Vi lascio con una splendida citazione del libro:

<<… scrivere le proprie stagioni morali è un po’ come urlare nel proprio abisso.>>


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