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lunedì 25 gennaio 2021

Trame e opinioni: Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone

 

Titolo: Tutto sarà perfetto

Autore: Lorenzo Marone

Casa editrice: Feltrinelli Narrativa

Pag.: 298

Costo: 9,99 kindle






La vita di Andrea Scotto è tutto fuorché perfetta, specie quando c’è di mezzo la famiglia.
Quarantenne single e ancora ostinatamente immaturo, Andrea ha sempre preferito tenersi alla larga dai parenti: dal padre Libero Scotto, ex comandante di navi, procidano, trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, e dalla sorella Marina, sposata, con due figlie e con un chiaro problema di ansia da controllo.
Quando però Marina è costretta a partire lasciando il padre gravemente malato, tocca ad Andrea prendere il timone.
È l’inizio di un fine settimana rocambolesco, in cui il divieto di fumare imposto da Marina è solo una delle tante regole che vengono infrante.
Tallonato da Cane Pazzo Tannen, un bassotto terribile che ringhia anche quando dorme, costretto a stare dietro a un padre ottantenne che non ha affatto intenzione di farsi trattare da infermo, Andrea sbarca a Procida e torna dopo anni sui luoghi dell’infanzia, sulla spiaggia nera vulcanica che ha fatto da sfondo alle sue prime gioie e delusioni d’amore e tra le case colorate della Corricella scrostate dalla salsedine.
E in quei contrasti, in quell’imperfetta perfezione che riporta a galla ferite non rimarginate ma anche ricordi di infinita dolcezza, cullato dalla brezza che profuma di limoni, capperi e ginestre o dal brontolio familiare della vecchia Diane gialla della madre, Andrea troverà il suo equilibrio.


Andrea Scotto è un quarantenne single, fotografo, che torna a casa per assistere il padre, Libero, ammalato mentre la sorella Marina con la sua famiglia deve andare a trovare il suocero anch'esso in brutte condizioni di salute per un paio di giorni. Marina, maniaca del controllo, lascia al fratello una lista di cose che il padre deve o non deve fare e si raccomanda in tutti i modi affinché la sua lista venga rispettata. Nessuno dei due però ha fatto i conti con il padre che vuole andare assolutamente a Procida, isola dove hanno vissuto per molti anni. Così Andrea, all'insaputa della sorella, accompagna Libero nell'isola in cui è nato. In due giorni succede di tutto, ma principalmente per Andrea vuol dire ricordare i tanti momenti tristi legati al tran tran della vita familiare e ai pochi momenti felici. Finalmente Andrea maturerà e accetterà quel padre che ha sempre sentito distante.

E' una storia introspettiva, che mi ha molto affascinato. I ricordi non sono solo foto che sono sparpagliate per la casa, ma sono gli odori, i colori che circondano l'isola a far riaffiorare i momenti dell'infanzia che sono stati spesso dolorosi e che con gli anni Andrea ha cercato di rimuovere. Ma non può fermare ciò che Procida gli ricorda e così lui un po' alla volta accetta il passato e decide di rinascere.


Iaia

giovedì 23 aprile 2020

Trame e opinioni: Due sirene in un bicchiere di Federica Brunini

Titolo: Due sirene in un bicchiere
Autore: Federica Brunini
Casa editrice: Feltrinelli
Pag.: 221
Costo: 15,00















Al b&b delle Sirene Stanche - quattro stanze su un'isola del Mediterraneo nascoste dietro a un portone turchese, una cucina sempre in movimento e una grande terrazza sul mare - non si arriva per caso. Non è in nessuna guida turistica né lo si prenota online o con un'agenzia di viaggio: bisogna scrivere una lettera e motivare la propria richiesta, e poi attendere che una busta azzurra con il simbolo di una sirena giunga a confermare il soggiorno. Lo sanno bene Eva, Jonas, Olivia, Lisa e Lara, i cinque nuovi ospiti che approdano sull'isola per una vacanza detox che promette di rimettere in forma corpo e anima, e di aiutarli a trovare le risposte che cercano. Ad accoglierli ci sono Dana, trent'anni e la voglia di migliorare la vita di tutti con un po' di yoga, meditazione e i suoi celeberrimi centrifugati bio, e Tamara, pittrice di mezza età che ama il mare, il silenzio e la solitudine del suo atelier. Insieme gestiscono la locanda offrendo sessioni di yogaterapia, arte, cucina, chiacchiere e tanto relax, lontano da cellulari e tecnologia. Ma cosa succede quando il passato irrompe scardinando il presente? Da cosa e da chi si nasconde Tamara, tanto da non lasciare mai l'isola? E chi sono Eva, Jonas, Olivia, Lisa e Lara? Sono davvero chi dichiarano di essere o mentono, prima di tutto a se stessi? Tra giornate di sole, avventure e una nottata drammatica che tiene tutti con il fiato sospeso, gli ospiti del b&b trasformeranno la loro vacanza in una tregua necessaria in cui riscoprire chi sono e chi vogliono diventare, perché «quello che succede è l'unica cosa che sarebbe potuta accadere» e «il momento in cui qualcosa avviene è sempre quello giusto».


Il B&B Sirene Stanche si colloca in un'isola del Mediterraneo. E' un albergo molto particolare. Non si trova in internet, non si può prenotare attraverso un'agenzia di viaggi né per telefono, si deve spedire una lettera scritta a mano specificando il motivo per cui si vuole soggiornare presso di loro. Le proprietarie, Dana e Tamara, dopo aver valutato le richieste, daranno il loro via libera e così gli ospiti potranno raggiungere la località dove trascorreranno 10 gg. in modo rilassante, lontano dallo stress e rigenerandosi.
Arrivano 5 ospiti e scopriranno cosa vogliono effettivamente nella vita, saranno scombussolati dai loro pensieri e torneranno a casa completamente cambiati.

Un libro molto carino. Si viene a conoscenza dei loro segreti, dei loro problemi e come prendano strada le trasformazioni che nell'intimo di ognuno forse aspettava e che in quest'isola emergono per poter affrontare la nuova vita che loro stessi vogliono. E' una storia, o meglio cinque storie tra di loro amalgamate, che fa riflettere. Perché alle Sirene Stanche si arriva col proprio pesante bagaglio e si ritorna a casa consapevoli di ciò che si è e di ciò che si vuole effettivamente fare. Una lettura interiore.
A me è piaciuto.


Iaia

martedì 20 novembre 2018

Rubriche: Lo scaffale degli incanti

Buondì lettori, torna oggi la rubrica, Lo scaffale degli incanti, questa volta a leggere per il blog è Manuela che ci propone la sua opinione sul romanzo La compagnia dei celestini, scritto da Stefano Benni e pubblicato da Feltrinelli nel lontano 1992, anche se cercando sui vari store ci sono state diverse riedizioni, tra cui quella proposta da Manu, che risale al 2003. Buona lettura!!!

Titolo: La compagnia dei celestini
Autore: Stefano Benni
Casa editrice: Universale Economica Feltrinelli
Pag.: 288
Costo: ed. 2013 Euro 9,50 















Avete mai sognato di partecipare al Campionato Mondiale di pallastrada, organizzato dal Grande Bastardo, protettore degli orfani di tutto il mondo? Memorino, Lucifero e Alì sì, molte volte, e per realizzare il loro sogno architettano una fuga dall'orfanotrofio dei Celestini. Subito don Biffero, il priore Zopilote, don Bracco e il giornalista Fimicoli, in coppia con il fotografo Rosalino, si lanciano all'inseguimento. Tutto intorno, una folla di personaggi bizzarri, stravaganti e coloratissimi nella tradizione del miglior Benni: il fetente di Gladonia, i pittori pazzi Pelicorti, il professor Eraclitus e persino una coppia di gemelli magici campioni di pallastrada. Ma su questa variegata compagine aleggia un'oscura e crudele profezia, che appare sui muri di un palazzo e che sembra destinata a spazzare via tutto e tutti. È impossibile prevedere cosa succederà. Età di lettura: da 13 anni.


Ho letto questo libro un po’ per obbligo. In realtà l’obbligo era di mio figlio, ma per spronarlo a leggere ho proposto una lettura insieme. Devo dire che è stata una bella esperienza e questo libro si è rivelato una piacevole sorpresa.
Questa, però, non è una lettura facile (anche se è un libro per ragazzi). Sono presenti molti elementi che lasciano disorientati, come parole difficili, a volte parole inventate o storpiate. Il senso del racconto lo si percepisce bene, ma in alcuni momenti devi staccarti dalla lettura. È vero che l'ho letto in un tempo molto breve, ma spesso ho dovuto posare il romanzo dopo solo un paio di capitoli. La voglia di continuare la lettura era data dalla narrazione, divertente e piena di colpi di scena. La storia dei ragazzini protagonisti, quasi tutti orfani e in difficoltà, è costellata di episodi esilaranti, assurdi e inverosimili. Ti trovi a ridere delle “licenze poetiche”, dovute in parte alle parole assurde o agli aggettivi che non c’entrano nulla.

Tutta la vicenda è ambientata in un luogo inventato, Gladonia, che in realtà è la metafora dell’Italia. Infatti molti riferimenti sono riconoscibili, sto pensando a Rigolone Marina, città della Riviera Adrenalinica, che ricorda tanto Riccione sulla Riviera Adriatica.
Cosa mi è piaciuto? Sicuramente il fatto che, ridendo, scherzando, in modo buffo, l’autore abbia messo in luce temi importanti per i ragazzi.

Il valore della verità e dell’onestà: tutti coloro che volevano un tornaconto usando strade facili sono alla fine puniti, quasi secondo la legge del contrappasso.
Ci sono i valori dello sport: la Pallastrada prende in giro il mondo del calcio. A leggerne il regolamento sembra un gioco senza regole, mentre ha una sua precisa entità e le regole devono essere rispettate, pena l’esclusione totale dal gioco. E poi a me ricorda tanto quando da bambini si giocava a calcio per strada: non c’era il campo vero, ma le partite erano un affare serio!

Ci sono poi tanti richiami alla civiltà moderna e anche alle “schifezze” del mondo moderno. Si parla di quella che è la realtà dei fast-food. Si evidenziano i “peccati” del mondo ecclesiastico, che si nasconde dietro un finto misticismo. Si parla di corruzione politica e sociale. Sembra uno spettacolo ben scritto di satira.
Libro sicuramente adatto a un pubblico di adolescenti, scuola secondaria di II grado, ha parole e scene che arridono alla sfera sessuale e alcuni episodi sono chiari richiami alla società moderna. Sicuramente è anche una bella lettura per gli adulti, proprio per la sua caratteristica di essere una “parodia” del nostro mondo. 





martedì 24 aprile 2018

Trame e opinioni: Un ragazzo normale di Lorenzo Marone

Titolo: Un ragazzo normale
Autore: Lorenzo Marone
Casa editrice: Feltrinelli
Pag.: 283
Costo: 16,50
















Trama
Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karaté Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere. Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni. Nel 1985, l'anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spider-Man e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Morla, la tartaruga che vive sul terrazzo all'ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un'agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male. Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de "Il Mattino" che cadrà vittima della camorra proprio quell'anno e davanti a quel palazzo. Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l'importanza dell'amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole. Perché i supereroi forse non esistono, ma le persone speciali e le loro piccole, grandi azioni non muoiono mai e sono come il mare: luccicano in eterno.


Non sono un'amante della narrativa contemporanea, ma Manuela in una precedente recensione (La tentazione di essere felici) mi ha portata alla conoscenza di questo autore, quando poi, è andata a una sua presentazione, scrivendomi un resoconto, le ho chiesto se volesse leggere l'ultimo romanzo di Lorenzo Marone, Un ragazzo normale. Lei mi ha risposto, come spesso capita a noi lettori accaniti, di voler dare le precedenza ad altre letture lasciate in sospeso già da molto tempo. Così l'ho letto io!
Partendo prevenuta, lo ammeto, al riguardo, ho chiesto a un'amica se poteva prestarmi il suo romanzo e così ho cominciato a leggerlo, scoprendo un mondo letterario a me sconosciuto, fatto di contemporaneità e soprattutto di normalità.

Allora non potevo saperlo, ma in seguito ho capito che le cose straordinarie,
quelle che resteranno per sempre nella tua vita,
arrivano spesso in punta di piedi e all'improvviso, senza tuoni e particolari avvisaglie.
Proprio come una nevicata...

Correva l'anno 1985, mi sono domandata quanti anni avessi e nell'85 anche io come Mimì, avevo 12 anni. In tutto il libro mi sono spesso rapportata a lui e al suo modo di essere a metà tra il bambino che cresce ancora in noi e l'adolescenza che divampa in altre situazioni.
Ho cercato di scavare nei cassetti della memoria, quelli che conservi, che custodisci come un tesoro inviolabile, perché fanno parte della tua crescita personale.

Le due più grandi forze che i bambini incontrano per prime sul loro cammino sono in genere l'amore e la morte.
E davanti a entrambe spesso si mettono a fare gli scemuniti.
E' un modo come un altro per non dare troppo peso alle cose. Per non restarne schiacciati.

Mimì è un ragazzino che vive tutto per la prima volta, un nuovo amico del cuore, un nuovo amore, la scoperta del proprio corpo, la voglia di emulare qualcuno.
E' uno di quei ragazzini che a differenza dei suoi coetanei, spesso si perde tra giornaletti di fumetti, la sua passione, la ricerca di parole che ancora non conosce il significato, rendendolo agli occhi degli adulti un ragazzino "particolare-speciale". Mimì è speciale, perché riesce a essere quello che è, un adolescente in preda agli ormoni, con una grande voglia di crescere e di fare la differenza.
Mimì ha sogni e desideri come tutti noi, ma i suoi sono diversi, più reconditi nella coscienza umana, lui questo però ancora non lo sa. Cerca nei miti e negli eroi qualcuno che possa aiutarlo e lo scopre guardando la vita di Giancarlo, un venticinquenne che abita nel suo stesso stabile, che scrive per vivere, che racconta a tutti la dura verità. Ma Mimì non capisce ancora cosa vuol dire, "dire e scrivere della verità" e le conseguenze a cui può portare.
Il 1985 è l'anno in cui Giancarlo Siani viene ucciso, freddato, con diversi colpi di pistola, perché? Perché ha raccontato, come tutti i giornalisti che credono nel potere della penna e della parola cosa in quel periodo stava accadendo a Napoli.
Sono gli anni della prima nevicata, sono gli anni dell'arrivo di Maradona, sono gli anni del terremoto e Mimì racconta la sua storia, il suo vissuto e di come gli eventi gli abbiano cambiato la vita.

A ogni modo, questa è stata la mia infanzia, la mia vita da adolescente: uno stare tutti insieme, il respiro di uno sulla guancia dell'altro, senza alcuna possibilità di avere un momento e un luogo che fossero davvero miei.
Fu proprio quella situazione di eterna condivisione a spingermi a isolarmi,
a farmi rifugiare in un mondo solo mio che viveva di vita propria,
e in quel mondo, in quei frangenti, imparai a non avvertire più il russare di papà, 
e non sentire le telenovele della nonna, i dibattiti politici del nonno o il ruminare rumoroso con il quale Bea masticava il solito chewingum.
Il giorno che pensai di diventare un supereroe, non sapevo che, in realtà, 
io supereroe in parte già lo ero.

Mimì adulto, gira di stanza in stanza, ricordando il vecchio appartamento degli Scognamiglio, in ogni camera un ricordo, Viola al pianoforte, Sasà che faceva scherzi telefonici, papà Rosario che annaffiava le piante e poi Morla la tartaruga...
Quanto di normale c'è nella vita di Mimì?
Tutto, mi verrebbe da dire, i sogni di un ragazzino, la ricerca dei superpoteri, la voglia di far capire ai più grandi quanto i suoi sogni siano altrettanto grandi e non inverosimili.

"Parli sempre di superpoteri... la lettura e la scrittura sono i poteri più potenti di cui disponiamo, ci ampliano la mente, ci fanno crescere, ci migliorano, 
a volte ci illuminano e ci fanno prendere nuove strade, 
ci permettono di cambiare idea, ci danno coraggio di fare ciò che desideriamo."

La normalità è la vita stessa che va vissuta in pieno, come il supereroe di Mimì...
Ho trovato in ogni singola citazione da me riportata il potere delle parole, il racconto che Marone fa della normalità attraverso gli occhi di Mimì, la storia di Giancarlo, la storia di Sasà il migliore amico di Mimì, il profondo amore verso Viola, e tutta la gente del quartiere, un quartiere popolano, dove la vita è scandita dal lavoro di portinaio di Rosario, dal lavoro di salumiere di Angelo, dalle domeniche trascorse a tavola e poi alla radio per ascoltare le partite di calcio, alla meraviglia per la prima nevicata...

Sasà mi guardò e disse solo: "Mimì, hai visto? Nevica neve!"







Presentazione del libro

“Un ragazzo normale” di Lorenzo Marone
Sabato 3 marzo 2018 alle ore 12 ho partecipato alla presentazione dell’ultimo libro di Lorenzo Marone presso la Nuova Libreria Europa nel centro commerciale I Granai di Roma.
Francesco Piccolo ha dialogato con l’autore Lorenzo Marone del nuovo romanzo di formazione “Un ragazzo normale”. Dopo una brevissima introduzione al romanzo, la conversazione si è concentrata sui protagonisti del romanzo stesso.
Marone ha quindi parlato della figura di Mimì, del suo amico Sasà, ma anche di Mattias, per poi soffermarsi sulla figura di Giancarlo Siani. Ha però specificato che il romanzo non è un romanzo su Siani, ma con Siani. Chiaramente ha costruito il suo romanzo su un personaggio storico e quindi ha dovuto contestualizzare la situazione, cosa però che si è rivelata “facile” poiché il quartiere d’origine di Marone è lo stesso in cui è vissuto Siani. Importante è anche il tempo storico, è un libro che ha come sfondo gli anni ’80, anni in cui era centrale la passione calcistica con Maradona.
Francesco Piccolo chiede all’autore quale è stata la genesi di questo romanzo, Marone ha risposto che era sua intenzione parlare di cosa voglia dire essere eroe, sulla tematica del super-eroe, ma anche sulla normalità. Mentre era incentrato su questi pensieri ha avuto occasione di vedere una mostra fotografica su Siani. A quel punto ha unito un “eroe” dei nostri giorni e lo ha incuneato nella storia di Mimì, un ragazzino come tanti, che vive nel dialetto, ma che ama leggere. Non si perde dietro il calcio o gli altri idoli, ma ama i libri e collezionare necrologi. Mimì trova in Siani il suo punto di riferimento, il suo modello. Siani è un personaggio gigantesco nella sua normalità.
Proseguendo nel dialogo a due, Piccolo chiede a Marone di parlare della figura del padre di Mimì. Marone definisce il padre come il grande alleato di Mimì. Da qui l’autore afferma che nel suo romanzo è centrale il legame familiare. Spesso nei suoi libri le famiglie sono famiglie disastrate, qui la famiglia è una famiglia “normale”. Quindi afferma che questo romanzo è un omaggio alla famiglia normale, ai legami familiari, ai rapporti con gli adolescenti che spesso sono difficili.
Prima di concludere questa chiacchierata sul libro, Piccolo afferma che il romanzo parte allegro, ma piano piano cambia l’atmosfera tanto che porta a commuoversi. Non è un libro triste, ma è un libro che porta delle emozioni forti.
Viene chiesto poi al pubblico di porre le proprie domande, dopo alcune domande anche io ho posto la mia:
Ha detto che gli anni ’80 erano il periodo della condivisione di andare a giocare insieme, oggi viviamo in un mondo che è fatto di “social”. Qual è il suo rapporto con questo mondo, legge le recensioni dei suoi libri, le commenta o semplicemente le ignora?
Le leggo e le commento, ma sono una cosa sfiancante. Sono molto attivo su FB e molto spesso mi arrivano mail e link dal mondo dei social, spesso si fa fatica a dare retta a tutti. Sicuramente FB mi dà un ritorno importate, perché mi fa vedere la quotidianità.
Al termine della presentazione, Lorenzo Marone si è fermato per il firma-copie dei suoi romanzi.





















martedì 9 gennaio 2018

Trame e opinioni: Qualcosa di vero di Barbara Fiorio

Titolo: Qualcosa di vero
Autore: Barbara Fiorio
Casa editrice: Feltrinelli
Pag.: 249
Costo: 15,00
















Trama
A rincasare ubriachi nel cuore della notte si rischia di inciampare in qualsiasi cosa: un gradino, i lacci delle scarpe, uno stuoino fuori posto. Ma se ti chiami Giulia, sei una pubblicitaria di successo e per te l'infanzia è solo una nicchia di mercato, puoi anche inciampare in una camicia da notte con una bambina dentro: Rebecca, la figlia della nuova vicina. Allora, tra i fumi dell'alcol, puoi persino decidere di ospitarla per una notte sul tuo divano. Salvo poi rimanere invischiata in sessioni di fiabe da raccontarle ogni volta che la madre, misteriosamente, non c'è. Da Cenerentola a Pollicino, da Raperonzolo alla Sirenetta, purché siano sempre le versioni originali: quelle di Perrault, dei Grimm e di Andersen, dove i ranocchi si trasformano in principi soltanto se li lanci contro un muro, e non sono certo i baci a risvegliare le più belle del reame. Se invece ti chiami Rebecca e sei arrivata da poco in città, puoi provare a conquistare i compagni di classe con le "fiabe vere". Salvo poi imbatterti nelle temibili bimbe della Gilda del cerchietto, pronte a screditarti con le versioni edulcorate della Disney. E forse, nonostante i tuoi nove anni, cercherai di far capire a Giulia, la tua amica del pianerottolo, che, anche se i principi azzurri nella realtà non esistono, l'uomo giusto a volte è più vicino di quanto si pensi. Ciò che ancora non sai è che la verità costa cara. E non solo perché certe cose è meglio non raccontarle, specie quando ci sono di mezzo i segreti degli adulti.


Il commento di Manuela

Ho letto questo libro un po’ per caso, ma sono felice di averlo fatto.
Questo romanzo divertente e al tempo stesso profondo mi è piaciuto molto. Ho riso da sola quasi fino alle lacrime, ma verso la fine mi ha fatto riflettere, ha parlato con delicatezza e sensibilità di un tema tanto importante quale la violenza sulle donne.
Tutta la storia ruota intorno agli abitanti di un pianerottolo, soprattutto su due inquilini che per caso entrano in contatto: Giulia e Rebecca. Giulia è una donna di 40 anni, una pubblicitaria affermata e richiestissima, Rebecca è una dolce bimba di quasi 9 anni. Tra le due si instaura un legame speciale, un legame che porta del bene sia a Giulia sia a Rebecca. Nelle sere in cui la mamma di Rebecca è fuori, Giulia scivola nell’appartamento di fronte al suo e racconta le favole alla bambina.

Nonostante le apparenze, gli orchi e le streghe cattive, 
tutto sembrava più semplice, nelle fiabe.

E questa è la parte divertente, Giulia, sì, racconta le favole, ma a modo suo. Racconta le versioni integrali dei fratelli Grimm, Perrault e Andersen, ma in modo quasi dissacrante, le fiabe della tradizione vengono rivisitate e corrette, tanto che ti trovi a ridere degli stereotipi in esse messi in evidenza e vorresti essere Rebecca che invece cerca di inquadrare quelle favole nelle versioni che conosce anche lei. Eppure alla fine la piccola Rebecca è vinta dal fascino delle “fiabe vere”.
Questo legame notturno trasforma Giulia nella “Signora della Buonanotte” e consente a Rebecca di farsi nuove amicizie a scuola. Soprattutto l’aiuta a “battere” le bullette della scuola.
Attorno a questa forte, ma strana amicizia girano personaggi importanti come Lorenzo collega di Giulia e perdutamente innamorato di lei che ammette solo di fronte alle domande di Rebecca di amare Giulia; Anna, la mamma di Rebecca, una mamma che vuole proteggere la sua bambina da tutto, soprattutto dal male che può venire dal suo ex-marito e poi c’è Leone, un vecchio attore che non vuole ammettere di sentirsi solo.
Questi cinque personaggi con le loro dinamiche, i loro problemi e le loro incomprensioni si legano e alla fine si difendono, quasi diventando una “famiglia”.
Tutto il romanzo è una bellissima storia di amicizia, un’amicizia speciale che ha la forza dei “draghi sputafuoco delle fiabe”.
La storia è scritta in terza persona, per la maggior parte i capitoli hanno al centro della narrazione Giulia oppure Rebecca, con la sua vita a scuola, ma a volte viene dato risalto anche agli altri personaggi. La narrazione è fluida e si legge in modo piacevole e scorrevole.
L’ambientazione non è ben delineata, ma poco importa perché tutto il fulcro del racconto è la vita sul pianerottolo, è una storia che si adatta benissimo ad ogni città italiana (infatti non so perché ma io pensavo fosse Milano).
Un bel romanzo, certamente lo apprezzi in modo particolare se conosci le fiabe vere. Mi è piaciuto molto come viene affrontato il discorso della violenza domestica, anche la descrizione del “marito violento” è puntuale, tanto da fartelo odiare subito. C’è poi un personaggio che ho amato tanto, anche se è secondario: Daniele, il compagno di banco di Rebecca. È fantastico come riesca a stare vicino a Rebecca senza essere invadente, allo stesso modo di come lei si lega a lui.
Ok, non posso che dire: bello bello bello!!!

lunedì 16 ottobre 2017

Trame e opinioni: Vampiro in pigiama di Mathias Malzieu

Titolo: Vampiro in pigiama
Autore: Mathias Malzieu
Casa editrice: Feltrinelli
Pag.: 172
Costo: 15,00
















Trama
Mathias Malzieu ha sempre sognato di essere un supereroe ma, scopre, anche i supereroi si ammalano. E spesso in maniera grave, al punto da ricorrere a un trapianto, proprio come accade a Mathias. Con la stessa leggerezza e ironia di Jack e Tom Cloudman, gli eroi dei suoi romanzi precedenti, l'autore narra in prima persona le cure mediche ricevute, le degenze negli ospedali, gli incontri di grande impatto emotivo in quei luoghi freddi e asettici, ma soprattutto mette a nudo i sentimenti provati, dal dolore fisico alla rabbiosa gioia di vivere, dall'amore per i cari e per l'adorabile Rosy, al piacere di assaporare le piccole cose quotidiane: il sole, il vento, una Coca ghiacciata, la visione di un film, il gusto di un bacio. Il desiderio di creare, di fare musica, di promuovere il suo film "Jack e la meccanica del cuore", che uscirà a ridosso della diagnosi, terranno accesa la straordinaria vitalità di questo eterno bambino che non rinuncia alle sue galoppate in skateboard né ai suoi sogni. Stoico e coraggioso come un Cavaliere Jedi, affronterà questa battaglia, rinascendo per una seconda volta, grazie al sangue di un cordone ombelicale. L'immaginario pop, le atmosfere oniriche, la scrittura rendono "Vampiro in pigiama" un autentico inno alla vita, vibrante di sincera riconoscenza verso l'umanità.

e mezzo

Il mio commento

Vi è mai capitato di sentire il bisogno di uscire un po' fuori dai soliti sistemi, dalle solite letture, dai soliti clichè?
A me è capitato spesso, ma mai con i libri, a volte il genere letterario a cui facciamo affidamento è un po' come la coperta di Linus, è lì che ci aspetta, non l'abbandoniamo, è il nostro rifugio e sappiamo che raramente ci deluderà, perché le storie narrate ci scaldano il cuore, le vicende turbolente dei nostri protagonisti preferiti ci fanno combattere per loro. 
Ma questa volta i miei occhi si sono posati su un libro molto diverso dai miei standard letterari, un autore che osservi sugli scaffali della libreria, ma non ti spingi a leggerlo, perché magari prevenuta in partenza: quel romanzo non mi piacerà a priori.
Ammetto che ora sento il bisogno di fare un passo indietro e recuperare i precedenti, ma Vampiro in pigiama di Mathias Malzieu, mi ha aperto un nuovo mondo. 
Un mondo introspettivo, un racconto di sé che l'autore fa con gli occhi a volte di un bambino, a volte di un adulto che si scontra con una dura realtà, quello della malattia, ma non una che conosciamo, una di cui sappiamo per filo e per segno gli stadi, la degenza e via di seguito.
Mathias ci parla della sua malattia, del suo calvario, ma lo fa con uno spirito ironico ed essenziale, talvolta stridente, con quel pizzico di immaginazione, laddove è necessario, sollevando opinioni, dubbi su una vita a volte frenetica, a volte fiacca. 
Questo romanzo è un racconto di vita vissuta che si scontra con una realtà che in molti rifuggiamo, una battiglia che l'autore intraprende, attraversando tutti gli stadi di una malattia, che gioisce delle piccole cose, che ama ogni istante e non vuole lasciare nulla di aperto, nulla chiuso.
Bello, perché mi ha catturata con parole, brevi discorsi, bello perché... NON LO SO, SOLAMENTE BELLO.

martedì 20 dicembre 2016

Trame e opinioni: Il giardino di Amelia di Marcela Serrano

Titolo: Il giardino di Amelia
Autore: Marcela Serrano
Casa editrice: Feltrinelli
Pag.: 248
Costo: 17,00
















Trama

Cile, anni ottanta, sotto la dittatura del generale Pinochet. Un giovane sovversivo, Miguel Flores, sospettato di svolgere attività rivoluzionarie, viene mandato al confino in un paese nei pressi di una grande tenuta, La Novena, di proprietà di una ricca latifondista, Amelia. Tra i due, dopo un'iniziale diffidenza, nasce un profondo legame, arricchito dal gusto per la lettura. Amelia è una signora avanti negli anni, vedova con figli, molto colta, che ha molto viaggiato ed è stata traduttrice. La sua mentore è stata una cugina, Sybil, che abita a Londra e lavora in una grande casa editrice. La vita scorre tranquilla, Amelia e Miguel conversano, meditano sul loro presente, sulla vita, sui libri; il legame si fa sempre più stretto, lui va a vivere da lei, finché una notte arrivano i militari a dargli la caccia perché sono state scoperte delle armi sepolte nella tenuta. Miguel riesce a fuggire, Amelia invece viene catturata, torturata e solo quando è riconosciuta estranea ai fatti viene rilasciata. Molti anni dopo Miguel, malgrado si sia rifatto una vita in Europa, rimane ossessionato dai ricordi e tramite Sybil viene a sapere cosa è successo ad Amelia dopo la sua fuga. Gettato nel più totale sconforto, capisce che l'unica chiave per superare i suoi sensi di colpa è tornare in Cile e affrontare il proprio passato.

e mezzo

Il commento di Chiara

“La signora Amelia? Ma non si chiama così anche questo posto?”
“Sì. Santa Amelia, si chiama. E lei è la padrona.”

Miguel Flores è un giovane sovversivo, che si batte contro la dittatura cilena di Pinochet. Durante una retata viene arrestato e condannato al confino. Viene così accompagnato in un paesino sperduto dove non conosce nessuno e viene guardato male da quasi tutti gli abitanti del posto. Non tutti però. Infatti Amelia, una signora proprietaria terriera e latifondista, dalla cui tenuta prende il nome il villaggio, lo prende in simpatia e lo tratta con riguardo. Merito anche delle comune passione per la lettura fra i due nasce un’amicizia profonda, basata soprattutto sul rispetto reciproco.

Non solo mi sta simpatica, mi sto affezionando a lei.
 Non era mica nei programmi, cazzo.

Questo è un libro molto particolare di cui ho apprezzato molto i personaggi. Sono caratterizzati benissimo e anche se ognuno è arroccato nei propri ideali, riesce attraverso gli altri, ad ampliare le proprie vedute. E’ un insegnamento favoloso e una crescita personale meravigliosa e invidiabile.

“Sarebbe stata una comunista fantastica, lei! 
Peccato che abbia terre, antenati illustri e tutta quella roba lì…”

La storia è particolare. Tratta il tema della dittatura cilena, ma in maniera marginale, come elemento dell’ambientazione. Ciò che conta sono i personaggi, soprattutto Miguel Flores e Amelia. Nel corso della storia inoltre sono fondamentali anche le figure di Sybil e Mel, rispettivamente l’amica inglese e la figlia di Amelia. Queste donne andranno a incastrarsi nella storia che è appunto particolare e molto poco prevedibile.

“…è stata l’unica relazione gratuita che ho avuto con una donna, lei non si è mai aspettata niente da me, si è interessata a me e mi ha regalato la sua fiducia così, senza chiedere niente in cambio.”

Il libro sembra diviso in due parti. La prima metà è ambientata in Cile, al confino, ed è tutta incentrata sulla relazione che si instaura fra Miguel Flores e Amelia. Questa parte io ho faticato a leggerla, l’ho trovata noiosa. E’ molto importante, fondamentale, ma è stato difficile. Lo stile dell’autrice qui è tanto introspettivo, quasi filosofico e per me è risultato troppo impegnativo. Inoltre le frasi sono lunghe, elaborate, ci si perde. Pochi i dialoghi.
Da metà in poi, la fase dell’Inghilterra e del ritorno, invece li ho divorati. La storia prende forma, stupisce, persino lo stile diventa più scorrevole e ci sono più dialoghi. O forse è Sybil a renderlo più frizzante.
Il finale per certi versi mi ha stupita per altri un pochino delusa, l’ho trovato esagerato. Però è il suo, non sarebbe stato possibile altrimenti.

“Non credo, Miguel, che il bene e il male siano due forze separate e opposte, le vedo di più come luci e ombre. Come e quando illuminano e adombrano, chi può saperlo?”

In alcune cose mi ha ricordato La casa degli spiriti di Isabella Allende. E’ un libro che parla di Cile, di dittatura, di famiglia e di donne in cui però il vero protagonista è Miguel Flores.
E’ particolare e ne consiglio la lettura, preparatevi però a una lettura decisamente più impegnativa.
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